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Tumore al fegato: crescono incidenza e mortalità.

Necessarie nuove strategie terapeutiche ed una più efficace prevenzione

Le notizie che giungono dal National Center for Health Statistics di Atlanta (USA) in relazione all’andamento dei tassi di mortalità per tumori del fegato (1) non sono di quelle che allietano e dipingono un quadro in netta controtendenza rispetto alla vulgata mediatica per la quale “la vittoria sul cancro” è ormai “questione di pochi anni”. Tutt’altro.
Complessivamente, il tasso di mortalità aggiustato per l’età per il cancro del fegato è aumentato del 43%, da 7,2 a 10,3 ogni 100.000 adulti tra il 2000 e il 2016 (P <0,05). I tassi di mortalità sono aumentati significativamente sia per gli uomini che per le donne. Per gli uomini, il tasso è aumentato del 43%, da 10,5 a 15 per 100.000, nell’arco di 17 anni (P <0,05). Per le donne, il tasso è aumentato del 40%, da 4,5 a 6,3 per 100.000 (P <0,05).

In aumento i tassi di incidenza e mortalità per tumore al fegato

Questi dati vanno messi in relazione con l’aumento dell’incidenza della malattia, ovvero con il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la neoplasia epatica nel corso dell’anno. Orbene, secondo il Programma di sorveglianza, epidemiologia e risultati finali (SEER) del National Cancer Institute di Washington, i tassi di incidenza del cancro al fegato sono aumentati in media del 2,6% ogni anno dal 2006 al 2015 e i tassi di mortalità per cancro al fegato sono aumentati in media del 2,5% ogni anno nello stesso periodo di tempo. In altre parole, l’incremento di mortalità è in primo luogo da ascriversi ad un aumento netto dell’incidenza. Questo trend evidenzia da un lato l’inefficacia delle strategie terapeutiche attualmente in essere che, in tutta evidenza, non si sono tradotte in un miglioramento dei tassi di sopravvivenza. In secondo luogo, l’aumento dell’incidenza indica che ben poco è stato fatto per contrastare quei fattori di rischio che sono all’origine del tumore epatico.

Nuove ricerche per il trattamento dei tumori: la reversione tumorale indotta da specifici peptidi di pesce

L’inefficacia delle terapie attualmente in uso evidenzia chiaramente come occorra perseguire nuove strade nel trattamento del carcinoma epatico, sperimentando soluzioni peraltro già avanzate da studi pilota che puntano a indurre la reversione del fenotipo tumorale tramite un set di composti che possono modificare epigeneticamente la neoplasia. Uno studio in tal senso è stato pubblicato da Livraghi et al. (2), ed ha mostrato come il trattamento con estratti di Zebrafish possa indurre una significativa risposta ed un aumento della sopravvivenza in una larga frazione di pazienti affetti da tumore epatico in fase terminale, peraltro refrattari a qualunque altra terapia convenzionale. (Per approfondire www.oncovita.it)

Sono necessari programmi di prevenzione più efficaci e maggiori controlli sulla sicurezza degli alimenti

L’aumento di incidenza indica invece come la diffusione dei principali fattori di rischio per il cancro epatico sia ben lontana dall’essere sotto controllo. Tra questi fattori va ricordato innanzitutto l’epatite B e l’epatite C. La prima si associa ad un aumento del rischio di neoplasia epatica 100 volte superiore a quello della popolazione non infetta. Analogamente, i portatori di virus dell’epatite C presentano un rischio di incidenza 17 volte superiore alla media. Il consumo di alcol, la coesistenza di diabete e di obesità, sono di per sé altrettanto fattori di rischio e possono, in sinergia, incrementare ulteriormente il rischio oncologico tra i portatori di virus dell’epatite. Una menzione a parte merita la sconvolgente crescita dei tumori epatici in Asia (in particolare in Cina), essenzialmente dovuta alla contaminazione dei cereali e di altre derrate alimentari con aflatossine derivate dal fungo Aspergillus flavus. L’infestazione da funghi potrebbe essere ridotta o eliminata se solo venissero seguiti standard rigorosi di controllo e di immagazzinamento degli alimenti, come avviene attualmente in USA e in Europa.
Nel loro complesso, si tratta di elementi in larga misura prevenibili, sia ricorrendo a programmi ragionati di vaccinazione anti-epatitica, sia predisponendo efficaci progetti di informazione e educazione alimentare volti a contrastare l’epidemia devastante di obesità e diabete (3). È però dubbio, stante la perdurante sottovalutazione della prevenzione da parte delle autorità sanitarie, che tali indicazioni vengano seguite e possano così tradursi in un efficace programma di intervento sanitario. Ma certo non è mai troppo tardi per sollecitare una autonoma presa di consapevolezza da parte dei cittadini.

Riferimenti
1) Liver Cancer Deaths Trending Upward